Trivelle alla foce del Platani, si allarga il fronte del no: interpellanza di Fava all’assessore Cordaro

Continua ad allargarsi il fronte del “no” alle trivelle per la ricerca di sali potassici e alcalini a ridosso della foce del Platani. Un’interpellanza all’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Totò Cordaro, è stata presentata dal deputato regionale Claudio Fava (Cento Passi). Il presidente della commissione Antimafia dell’Ars chiede all’assessore “se non ritenga di convenire con le istituzioni interessate e i rappresentanti delle associazioni di negare il permesso di ricerca richiesto dalla Società General Mining Research Italy srl di Perugia”. L’interpellanza di Fava è stata presentata su segnalazione del coordinamento provinciale agrigentino di Articolo Uno-Mdp. “L’interpellanza – spiega in una nota l’ex deputato Angelo Capodicasa – mira a sollevare in sede parlamentare il problema del permesso di ricerca di giacimenti di sali alcalini e potassici nella valle del Platani presentata da una società di ricerche minerarie”.

Osservazioni tecniche sono già state presentate alla Regione dai comuni di Cattolica Eraclea e Ribera e delle associazioni ambientaliste Wwf e Marevivo. E’ stata presentata all’Ars anche una mozione  indirizzata al presidente della Regione Nello Musumeci, a prima firma del capogruppo dei Popolari e Autonomisti all’Ars Carmelo Pullara, per “scongiurare la paventata crisi ambientale nell’area ricadente nei comuni di Ribera e Cattolica Eraclea a seguito della procedura di avvio dei permessi per ricerca di sali potassici e alcalini”. La mozione è stata firmata anche dai deputati Matteo Mangiacavallo e Giovanni Di Caro del Movimento 5 Stelle, Margherita La Rocca Ruvolo dell’Udc e Michele Catanzaro del Partito democratico.

Nell’interpellanza rivolta all’assessore regionale Territorio e Ambiente, Claudio Fava ricorda che “nel programma delle indagini, ricavabile dalla sintesi non tecnica dello studio preliminare ambientale, é prevista la realizzazione di 1 o 2 perforazioni di ricerca che al contrario di quanto si afferma nello studio preliminare, rappresentano una metodologia di ricerca alquanto invasiva”. Il deputato aggiunge che “l’area interessata dalla richiesta del permesso di ricerca si presenta, a giudizio di autorevoli geologi e studiosi, come un delicatissimo equilibrio suolo-sottosuolo che ha preservato nel tempo i giacimenti salini da fenomeni di erosione e subsidenze dovuti alla infiltrazione di acque superficiali e sotterranee” e sottolinea “che la porzione di territorio interessato dalle ricerche è ricompreso all’interno della pianura alluvionale del fiume Platani caratterizzata, da un sistema acquifero complesso che si sviluppa su vari livelli ed è caratterizzato da più corpi idrici sovrapposti ma separati idraulicamente da livelli argillosi impermeabili interposti. Nello specifico trattasi di falde acquifere superficiali, caratterizzate da elevata salinità per la loro interconnessione con l’alveo del fiume Platani (dove scorrono acque salate) e falde acquifere profonde, alimentate dalle acque meteoriche che dagli affioramenti rocciosi posti ai margini della pianura alluvionale”.

“Proprio a causa di questo complesso sistema, in esito alle trivellazioni – sostiene Fava – potrebbe risultare compromesso questo delicato equilibrio idrogeologico delle falde rischiando di mettere in collegamento gli acquiferi superficiali caratterizzati da livelli molto elevati di salinità, con quelli profondi meno salati ed utilizzati o utilizzabili per attività umane, agricole e pastorizie e per le produzioni pregiate (aranceti, vigneti, uliveti pescheti, ecc.) che insistono in quel territorio. L’area su cui insisterebbero le attività di trivellazione è interessata da un regime vincolistico diversificato per la valenza paesaggistica, naturalistica ed ambientale”.