Giornata Memoria vittime innocenti di mafia, ricordando i morti di Cattolica Eraclea

Oggi in tutta Italia viene celebrata la “XXIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia”. Iniziative sono state organizzate in tutto il Paese, ad Agrigento è presente il Capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli. Ricordiamo qui le vittime innocenti della mafia a Cattolica Eraclea.

Uno dei primi attentati mafiosi contro i sindacalisti in Sicilia fu eseguito a Cattolica Eraclea, dove nel dopoguerra si sviluppò velocemente un grande movimento di massa. Era il 18 novembre del 1945 quando nel piccolo centro dell’Agrigentino fu ucciso il sindacalista socialista Giuseppe Scalia, tra i fondatori della cooperativa agricola La Proletaria. Scalia passeggiava davanti la chiesa Madre, si stava recando nella sede della Camera del Lavoro, in compagnia del vice-sindaco socialista Aurelio Bentivegna. Contro i due furono lanciate bombe a mano, ma le indagini furono subito archiviate. Scalia era tra i contadini più attivi del movimento bracciantile, la sua azione fu convinta e coraggiosa, fu nominato segretario della Camera del Lavoro locale.

Dopo anni di lotte e conquiste, scontri con i mafiosi e minacce, la notte tra il 13 e il 14 agosto del 1955 a Cattolica Eraclea fu il turno di Giuseppe Spagnolo (nella foto il suo funerale), nel 1946 il primo sindaco del paese dalla fondazione della repubblica, leader del partito comunista, fondatore della cooperativa La Proletaria, leader combattivo del movimento contadino, crivellato da sette colpi di lupara mentre dormiva all’aperto in campagna. Uno dei complici dei tre assassini, membri della mafia locale, confessò il delitto, così i tre mafiosi furono condannati, in contumacia, in via definitiva dalla Corte di Cassazione.

A Lucca Sicula c’erano lavoro e appalti, c’era la mafia dell’edilizia e dell’agricoltura, ma ancora c’era un sindacalista che reclamava i diritti dei lavoratori, paghe adeguate e orari di lavoro dignitosi. Così anche per Paolo Bongiorno, sindacalista della Camera del Lavoro di Lucca Sicula originario di Cattolica Eraclea, il 27 settembre del 1960, arrivarono due colpi di lupara. Due colpi alla schiena, mentre in compagnia del nipote Giuseppe Alfano stava rincasando la sera dopo una riunione del partito, in cui era stata decisa la sua candidatura alle imminenti elezioni comunali di Lucca Sicula. Lasciò cinque figli e la moglie incinta. Per il suo delitto non è mai stato celebrato un processo, la procura di Sciacca archiviò il caso per insufficienza di indizi. Ma il delitto suscitò una grande eco sulla stampa nazionale e approdò in parlamento stimolando l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno mafioso in Sicilia.

Riconosciute a Cattolica Eraclea vittime innocenti della mafia anche le persone uccise in quella che fu ribattezzata all’epoca dalla stampa come la “strage del Platani”. Tra gli altri fu ucciso a soli 15 anni Vincenzo Mulè, di Cattolica Eraclea, nato il 23 luglio del 1965. L’agguato avvenne il 9 febbraio 1981 lungo il fiume Platani, in territorio di Cianciana. Le vittime – che si trovavano su un trattore quando il commando di fuoco giunto da Corleone entrò in azione – furono Liborio Terrasi, 47 anni, e Domenico Francavilla, 32 anni, di Cattolica Eraclea, Mariano Virone 47 anni, di Raffadali e il giovane cattolicese Vincenzo Mulé. Obiettivo predestinato dei killer arrivati da Corleone su ordine di Riina – Salvatore Madonia e Giovanni Brusca, come rivelò poi lo stesso pentito – era l’allora boss di Cattolica Eraclea Liborio Terrasi, entrato in conflitto con il capo mafia di Ribera Carmelo Colletti (poi anche lui ucciso). Insieme a Terrasi furono uccise le persone che erano con lui, riconosciute poi – dopo una lunga istruttoria da parte del ministero dell’Interno – vittime innocenti della mafia. Una carneficina definita all’epoca dai giornali la “strage del Platani”.