Giunta Musumeci, la farmacista Mariella Ippolito è tra i 12 assessori

Ormai è fatta: Mariella Ippolito, farmacista di Cattolica Eraclea, presidente dell’Ordine di Farmacisti di Caltanissetta, è tra i 12 assessori della nuova giunta regionale guidata dal presidente Nello Musumeci. I decreti di nomina sono stati firmati ieri sera dal governatore che oggi dovrebbe presentare la giunta a Palazzo d’Orleans. “Mariella Ippolito è un volto della società civile che sarà in grado di svolgere un ruolo di governo – ha detto il deputato Roberto Di Mauro all’Italpress -. Stiamo spingendo affinché le venga data la delega alla Famiglia e al Lavoro. Il padre, Gaspare Ippolito, é stato segretario della Dc per 40 anni e lei ha esperienze nell’ambito amministrativo, essendo impegnata, tra le altre cose, nella Farmacia sociale”. Originaria di Cattolica Eraclea, nell’agrigentino, Ippolito è  titolare di una farmacia a Milena, in provincia di Caltanissetta, ed è stata candidata alle elezioni regionali nel collegio nisseno, con la lista “Popolari e Autonomisti”.

Ecco come il Giornale di Sicilia racconta oggi la nascita della nuova giunta regionale di centro-destra.

Alle 21 a Palazzo d’Orleans tutte le luci erano ancora accese, e la lunga giornata di trattative non ancora terminata. Ma la giunta Musumeci ormai c’è già: l’annuncio potrebbe arrivare già stamani. E le sorprese sono tutte nell’Udc. I centristi sono stati gli ultimi a fornire i nomi al presidente: rispetto ai pronostici resterebbe fuori la siracusana Costanza Castello ed entrerebbe il palermitano Vincenzo Figuccia che avrebbe la delega ai Rifiuti. Ma l’Udc vorrebbe rifiutare proprio quella delega e punta al Lavoro che nei piani di Musumeci è destinato invece agli autonomisti. L’altro nome dello Scudocrociato dovrebbe essere quello del trapanese Mimmo Turano che contende al popolare Totò Cordaro la delega: uno dei due avrà le Attività Produttive, l’altro il Territorio.

Per il resto, scelte fatte. Diventerà Bellissima avrà la Sanità per Ruggero Razza e Fratelli d’Italia il Turismo per Sandro Pappalardo. Roberto Lagalla (Popolari) andrà alla Formazione. In Forza Italia è Marco Falcone a «perdere» l’Agricoltura: avrà le Infrastrutture. Mentre l’Agricoltura dovrebbe andare al siracusano Edy Bandiera. Bernadette Grasso dovrebbe avere la Funzione Pubblica/Enti Locali, Vittorio Sgarbi i Beni Culturali (ma si dimetterà fra qualche mese per lasciare spazio a un altro forzista) e Gaetano Armao l’Economia. L’ultimo nome l’ha fatto Raffaele Lombardo: Mariella Ippolito rappresenterà gli Autonomisti e avrà la pesantissima delega al Lavoro. L’ex presidente ha strappato da Catania accordi di grande peso: Miccichè gli ha ceduto un assessorato in cambio della certezza di avere una maggioranza compatta in suo sostegno per la corsa alla presidenza dell’Ars. E contemporaneamente un altro autonomista, Roberto Di Mauro, dovrebbe essere il vicepresidente vicario dell’Ars. Infine, Armao, forzista che con Lombardo ha un gran feeling, sarà il vicepresidente della Regione.

Questo il quadro maturato ieri sera. Che permetterebbe di chiudere il capitolo giunta e aprire quello relativo all’Ars: da chiudere l’11 dicembre nella prima seduta. Anche se a Palazzo dei Normanni la situazione si annuncia ancora complicata. Perchè il Pd sta provando a bloccare le manovre di Gianfranco Miccichè per conquistare i voti che gli sono necessari nella corsa alla presidenza dell’Ars. Antonello Cracolici, assessore uscente all’Agricoltura, non ha gradito le rivelazioni dello stesso Miccichè, pronto ad ammettere di avere trattato con singoli deputati Dem il voto in suo favore in cambio di posizioni di rilievo all’interno dei futuri assetti del Parlamento. «Leggo affermazioni che stupiscono per l’assoluta ingenuità e improvvisazione – ha detto ieri Cracolici -. Questo è uno stile da Vietnam parlamentare. Il presidente e gli assetti del Parlamento, che devono durare 5 anni, non si creano con una corsa a chi arriva prima».

Cracolici punta su un accordo istituzionale. Che rilancia un piano già rimbalzato dalla corrente renziana del Pd. Se la mossa di Miccichè punta a offrire una vicepresidenza al Pd negandola al più nutrito gruppo dei grillini che ne avrebbe diritto per prassi istituzionale, il rilancio di Cracolici prevede la cessione di entrambe le vicepresidenze alle due opposizioni nel quadro di un accordo alla luce del sole: «La maggioranza ha il dovere di indicare una strada e un metodo che tengano insieme il Parlamento. Ricordo che la maggioranza ha appena 36 deputati su 90. Il centrodestra ha numeri risicati e che possa quindi prevalere una dinamica personalistica è da sprovveduti». Ma Miccichè non può cedere entrambe le vicepresidenze per non rompere le intese nella maggioranza: la coperta è sempre troppo corta. E va detto che anche Musumeci ha provato a bloccare le trattative di Miccichè, chiedendo di non rompere la prassi istituzionale (dunque di non fare accordi col Pd). Miccichè ha risposto picche ed è andato avanti a caccia di quei 4/5 voti del Pd che lo metterebbero al riparo dai franchi tiratori della sua stessa maggioranza: sterilizzando quindi il voto contrario degli esclusi e delusi dalla giunta.

Ma Cracolici ha mandato un avviso ai naviganti: «La maggioranza proponga una candidatura e spieghi come immagina tutto l’ufficio di presidenza. Se poi si vuole una corrida, ci attrezzeremo per sovvertire i pronostici». È un modo per ricordare che Pd e grillini insieme avrebbero quasi i numeri (fra 31 e 33 deputati) per eleggere almeno i vicepresidenti e sfruttare al massimo i franchi tiratori. «Non si governa con gli amici, altrimenti è inevitabile che i nemici diventano di più. Se non c’è un ordine, il disordine sarà la regola per tutta la legislatura. E se qualcuno anche nel mio partito insegue questo, è uno stupido»: Cracolici dixit.